mercoledì 21 marzo 2012

L'esploratrice di psicomotriciMitades

I percorsi psicomotori sono spesso teatri di grandi momenti di “libertà” dei bambini: uno spazio dove (quasi) tutto è concesso, dai salti alle espressioni, alle urla e giochi simbolici che è scenario di numerose gag dei bimbi che ci fanno sempre ridere ed emozionare! Ecco allora che quella che vedete qui di fianco non è una bimba con un cuscino, no!! Anzi, è la nostra esploratrice e alla domanda:
Che cosa stai facendo con quel cuscino?
- Non è un cuscino è uno zaino.
- Ah, ok. E cosa fai con lo zaino?
- È che io sono un’esploratrice.
- …e cosa fa l’esploratrice?
- Trova quello che vuole cercare.
Bè insomma, pura saggezza. Del resto anche l’esplorare ha comunque i suoi obiettivi! Non è che esplori “a caso”. 

lunedì 19 marzo 2012

Auguri papà!!

Lo ammettiamo. Spesso occupandoci di genitorialità, di post-partum e dei primi momenti di vita di un bimbo stiamo un po' più dietro alle mamme. Tante volte ci troviamo a chiacchierare più con loro che con i papà.... Accogliamo crisi di mamme a più livelli e, a dire proprio tutta la verità, le crisi hanno come sfondo papà che lavorano, che non capiscono, che sono lontani, che non supportano. Tante volte ci siamo trovate ad aiutare a ristabilire ruoli e funzioni, perché quando si forma una nuova famiglia sono tante le variabili che entrano in gioco e il riassetto non è così facile e immediato. Ma oggi volevamo ringraziare voi, Signori papà! A tutti voi che siete presenti, che andate al lavoro e non vedete l'ora di tornare a casa e che siete tanto orgogliosi da essere imbarazzanti per la mielosità che mettete nei vostri gesti e nei vostri sguardi. 
Noi Mitades siamo fortunate: abbiamo intorno un sacco di super-papà-alleati! Abbiamo voi papà che partecipate attivamente ai corsi sulla genitorialità, papà che si informano sugli sviluppi dei bimbi, papà che sopportano, papà curiosi, papà che fanno giocare i propri bimbi (...e anche quei 20 bambini in più che capitano a tiro), papà che la domenica mattina si fanno guidare senza battere ciglio in creazione di corone e fiorellini, papà che raccontano i momenti del parto con gli occhi lucidi, papà che fanno ridere, papà soli che fanno mille sforzi ma sempre sorridenti. Quindi, cogliamo l'occasione oggi per ringraziarvi tutti-tutti!!!

martedì 6 marzo 2012

Pianto, angoscia e opposizione: testardi o carattere?

Tutti i bambini piangono. E la prima ragione per cui piangono è perché non sono in grado di esprimere a parole, con il linguaggio, ciò che provano o desiderano comunicare. 
Quando piange, il nostro bambino ci sta dicendo qualcosa; comprendere i diversi tipi di pianto dipende soprattutto dalla capacità empatica dell’adulto di riconoscere non solo le tonalità delle emissioni vocali (col neonato questo uno dei compiti più importanti da imparare: distinguere il pianto da disagio – che di solito è caratterizzato dal bambino che si contorce o inarca la schiena mentre piange, come se volesse allontanarsi dalla fonte del suo disagio, il corpo – ad es da quello dovuto a dolore - di solito caratterizzato da un urlo improvviso e acuto, dopo il quale il bambino si ferma per prendere fiato e ricomincia), ma anche di saper contestualizzare il pianto del bambino comprendendo quali sono le emozioni che il bambino sta provando in quel determinato momento e i messaggi che ci vuole inviare. Ogni volta che un bambino piange è importante provare a  mettersi quanto più in contatto con le sue reali sensazioni, provando a domandarsi “cosa sta provando?”, “cosa mi sta dicendo?” Dietro ad un pianto, di qualunque tipo esso sia, c’è sempre un’emozione. 
Come accogliere questa emozione e consolare il bambino? Che fare??  Come essere pronte a non metterci a piangere noi mamme con angoscia e disperazione??
Innanzitutto lasciando esprimere il bambino attraverso il pianto che è una delle tante manifestazioni fisiche attraverso cui tutti noi sfoghiamo tensioni, paure, vissuti di vario tipo. Stare accanto al bambino senza tentare per forza di calmarlo, gli permette di liberarsi dalle tensioni per tornare pian piano alla tranquillità: ogni bambino infatti sa ciò che lo fa star bene e se gli state vicino alle lacrime seguirà il rilassamento.