Tutti i bambini piangono. E la prima ragione per cui
piangono è perché non sono in grado di esprimere a parole, con il linguaggio,
ciò che provano o desiderano comunicare.
Quando piange, il nostro bambino ci sta dicendo qualcosa;
comprendere i diversi tipi di pianto dipende soprattutto dalla capacità empatica dell’adulto di
riconoscere non solo le tonalità delle emissioni vocali (col neonato questo uno
dei compiti più importanti da imparare: distinguere il pianto da disagio – che
di solito è caratterizzato dal bambino che si contorce o inarca la schiena
mentre piange, come se volesse allontanarsi dalla fonte del suo disagio, il
corpo – ad es da quello dovuto a dolore - di solito caratterizzato da un urlo
improvviso e acuto, dopo il quale il bambino si ferma per prendere fiato e
ricomincia), ma anche di saper
contestualizzare il pianto del bambino comprendendo quali sono le emozioni che il bambino sta provando in
quel determinato momento e i messaggi
che ci vuole inviare. Ogni volta che un bambino piange è importante provare a mettersi quanto più in contatto con le sue
reali sensazioni, provando a domandarsi “cosa sta provando?”, “cosa mi sta
dicendo?” Dietro ad un pianto, di
qualunque tipo esso sia, c’è sempre un’emozione.
Come accogliere questa
emozione e consolare il bambino? Che fare?? Come essere pronte a non metterci a piangere noi mamme con angoscia e disperazione??
Innanzitutto lasciando esprimere il bambino attraverso il pianto che è una delle
tante manifestazioni fisiche attraverso cui tutti noi sfoghiamo tensioni,
paure, vissuti di vario tipo. Stare
accanto al bambino senza tentare per forza di calmarlo, gli permette di
liberarsi dalle tensioni per tornare pian piano alla tranquillità: ogni bambino
infatti sa ciò che lo fa star bene e se gli state vicino alle lacrime seguirà
il rilassamento.

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